Da un Don Giovanni fra i molti del Settecento – uno dei più rilevanti e interessanti - al Don Giovanni assoluto, quello che ha davvero creato il mito del “dissoluto”, e dopo il quale è stato possibile il confronto, non più l’autentica invenzione. Da Gazzaniga e Bertati a Mozart e Da Ponte.
Le Settimane Musicali all’Olimpico hanno disegnato in questa edizione, che si conclude stasera, un arco breve sul piano cronologico (le due opere debuttarono nel 1787 a meno di nove mesi una dall’altra), ma un arco vastissimo sul piano della drammaturgia e della musica. Gazzaniga era ben radicato nel Settecento dell’opera buffa; qui Mozart riesce davvero a scavalcare ogni confine di genere, e plasma un dramma del quale ancor oggi è impossibile definire davvero il carattere. Quel che è certo è che una sovrapposizione di tragico e di comico così totalizzante e “autentica”, una così sconvolgente giustapposizione fra trasgressione e senso dei limiti, disegnano il senso stesso della nostra vita in una maniera che mai più, anche con altre forme e con altri stili, il teatro musicale saprà delineare.
Il gran capolavoro pone dunque – per ciò – problemi interpretativi di enorme complessità. Non se n’è fatto intimorire Giovanni Battista Rigon (che dopo una bella carriera di pianista, soltanto da qualche anno ha impugnato la bacchetta del direttore e che in questo caso era di fronte a un rischioso debutto) il quale ha individuato il filo rosso della sua lettura nella trasparenza del fraseggio, nella ricchezza del colore, nella precisione di tempi staccati con l’energia necessaria a dare nerbo alla drammaturgia senza stravolgerla. Si è basato per questo sulla sua musicale e ben educata cognizione stilistica, sulla conoscenza di come il classicismo mozartiano possa attraversare molteplici espressioni, senza per questo abdicare alla propria omogenea nitidezza.
Il lavoro con i suoi “Solisti dell’Olimpico”, una formazione pur sempre di dimensione cameristica (cinque violini primi e quattro secondi, tre viole e tre violoncelli) è parso da questo punto di vista di funzionale praticità ed efficacia. Il suono del Don Giovanni c’era: non un sinfonismo turgido di stampo romantico, ma neppure un esile, nasale e rinsecchito frinire filologico. Un bel suono rotondo, capace di accendersi laddove Mozart pennella il dramma, l’orrore, la vertigine del mistero, come pure di trovare la grazia squisita dell’amore in boccio, o la patetica tensione di quello negato, o tradito.
Analoga precisione Rigon non ha sempre trovato nel rapporto fra l’orchestra e la scena, specialmente nei grandi concertati, che più delle Arie o dei piccoli pezzi d’insieme sono stati del resto rivelatori non solo dell’inevitabile prezzo pagato all’inesperienza dal direttore (tendente a volte a sovrastare le voci e a non dipanarne l’intreccio con l’evidenza necessaria), ma anche e soprattutto della dimensione interpretativa ancora acerba della giovane compagnia di canto, radunata per l’occasione in collaborazione con l’Accademia Harmonica di Modena.
Nel ruolo del titolo ha cantato Nicola Ebau, un Don Giovanni di esuberanza raccolta, ironico più che demoniaco, ma comunque di poche sfumature espressive, anche se di vocalità interessante (ma in questo ruolo ci vorrebbe ben altra incisività d’accento); Leporello, Carmine Monaco, è parso poco propenso all’accentuazione comica, all’approfondimento psicologico del suo colossale personaggio, tendente a ridursi in questo modo a maschera della commedia dell’arte più che a “eroe” della commedia umana. Il Commendatore, vibrante ma tendente a sfocare la linea di canto, era Andrea Zaupa; Masetto, con impegno, Michele Bruno. Don Ottavio, Vincenzo Sarinelli, ha dovuto cantare una sola Aria (Rigon ha preferito omettere nel primo atto “Dalla sua pace”) e si è proposto con pulizia e attenzione nel ruolo più ingrato dell’opera, per la sua sostanziale estraneità drammaturgica.
Di buon risalto le voci femminili, con una Donna Anna (Silvia Bertaccini) capace di pathos e furore condotti con vocalità sempre accorta, agile e ben timbrata; incisiva anche se meno agile nella coloratura, a tratti aspra ma sostanzialmente efficace la Donna Elvira di Chiara Cecchi, mentre Tiziana Falco è stata una Zerlina ammiccante, leggera, brillante.
La versione semiscenica proposta da Francesco Esposito non è sembrata “semi” per l’affollamento di elementi sul palco, quasi ad esorcizzare il vuoto dello spazio davanti alla frons scenae palladiana. Poltrone, divanetti, tavolini, oggetti vari d’arredamento ai due lati e un’immensa tavolata al centro dovevano essere funzionali all’idea cardinale dello spettacolo, ovvero la presenza in scena, sempre, di tutti i personaggi, con lo spostamento del “fuoco” dell’azione ora da una parte ora dall’altra. Sarebbe servito allo scopo ben altro impatto del gioco di luci, invece singolarmente statico, ma soprattutto sarebbe servita una regia che provasse a far recitare ai cantanti quello che accadeva o quello che dicevano. Invece tutti, quasi sempre, facevano dell’altro rispetto al vecchio ed evidentemente obsoleto concetto di “azione”, soprattutto mangiare e bere con insistente rumore di piatti e bicchieri.
Si è cominciato con Don Giovanni che tentava di “sforzare” Donna Anna standole a otto metri di distanza, e si è proseguito sulla stessa linea di “astrazione” scenica e gestuale. Che potrebbe anche essere una scelta significativa, ma se per esempio si decide di non portare Zerlina a contatto con Masetto mentre gli fa le tenerezze dopo che è stato picchiato da Don Giovanni (“sentilo battere /toccami qua”), allora bisognerebbe proprio che non facesse nulla. Invece taglia la torta e la serve agli ospiti… E allora l’astrazione va a finire in un macchiettismo fuorviante e inutile.
Pubblico da tutto esaurito, alla fine grandi applausi. Si replica questa sera, con un altro Don Ottavio e un’altra Zerlina.
La XV edizione del Festival internazionale di musica antica ha chiuso i battenti sabato sera, davanti al folto pubblico che gremiva la chiesa di San Lorenzo Martire di Mariano di Dalmine, con un concerto singolare all’insegna della più alta musica devozionale.
Nell’ambito dell’ampio progetto «I maestri di cappella di Santa Maria Maggiore», la formazione vocale-solistica Ars Cantica Consort ha proposto un’elevazione musicale interamente dedicata alla raccolta dei Sonetti spirituali a cinque voci di Pietro Vinci.
Il musicista siciliano assunse il prestigioso incarico nella Basilica cittadina nel 1568 e lo mantenne, grazie ad un vantaggioso contratto, sino al 1580, anno nel quale compose il sacro ciclo ovvero la versione musicale - «messi in canto», come recita il frontespizio della versione a stampa pubblicata a Venezia - dei Sonetti Spirituali della «divina » Vittoria Colonna.
Quest’ultima, che ancora bambina contrasse matrimonio con Franceso d’Avalos, condottiero e nobile spagnolo, fu una delle più grandi letterate italiane del XVI secolo, oltre che finissima poetessa. La profondità spirituale e la commovente intensità mistica dei suoi versi, che contemplano i momenti estremi della vita di Cristo, come la Natività, la strage degli Innocenti e la Passione, sino ad una meditazione finale sulla figura di Maria, furono un’occasione da non perdere per Vinci al fine di esercitare il suo magistero polifonico.
La composizione è quindi assimilabile, per sua natura, al madrigale spirituale, un genere frequentato anche da grandi autori come Palestrina e Marenzio, che si distingue dalle altre opere sacre del tempo per l’uso del testo in lingua italiana.
L’interpretazione della formazione guidata da Marco Berrini, della quale non va trascurato il buon fraseggio, ha manifestato un’elevata adesione dell’espressione vocale al testo devozionale, rendendone quanto mai trasparenti i contenuti spirituali, le complessità e le relazioni interne, grazie anche ad una particolare attenzione conferita alla dimensione ritmica che anima e vivacizza il linguaggio musicale di Vinci.
Apprezzabile la resa sonora dei singoli solisti nell’insieme, tra i quali va segnalata l’ottima prova dei soprani Tiziana Falco e Angela Nisi e del mezzosoprano Anna Bessi.
La serie dei Sonetti è stata aggraziata da alcuni interventi organistici su pagine di autori coevi come Gabrieli, Cima e Palestrina, proposti da Maurizio Manara con perizia, nitore< ed eleganza esecutiva.
Si è tenuto sabato sera 20 dicembre nella Parrocchia di S.Desiderio ad Assago il tradizionale Concerto di Natale 2008, organizzato dal Rotary Club Assago Milanofiori. Presentato dal cittadino assaghese Massimo Valli di RTMC, il programma, si è svolto in due parti alla presenza di un numeroso pubblico.
Nella prima si sono potuti ascoltare alcune celebri Arie sacre di autori come Mozart, Frack, Mascagni, Ortolani, Paradisi Schubert e Verdi. Alla ripresa invece è stata la volta di famose Arie natalize di Brahms, Mendelsson, Rossini, Adam e Giordano.
Belle le voci del Soprano Tiziana Falco e del Tenore Fabio Massimo Jacchetti che si sono distinte sia nei brani solistici che ben amalgamate in quelli di assieme.
Un plauso anche alle bravissime musiciste con Maria Cristina Mazzarotto all’organo e tastiere, Sara Ligas al flauto ed Enrica di Bastiano all’Arpa.
I 4 artisti che frequentemente si ritrovano per Concerti e celebrazioni varie hanno saputo regalare, con la loro interpretazione, momenti di grande emozione, la cui massima espressione si è avuta nel bellissimo ed applauditissimo, finale.
Infatti, coadiuvati dal coro parrocchiale dei bambini di Assago diretti dal Maestro Fusar, hanno concluso il piacevole Concerto natalizio cantando e suonando due celebri Arie “Adeste fideles” e “White Christmast”.
PUNTO y final al III Festival de Música Antigua de Málaga impulsado por el OFM cuyas diez sesiones han sido seguidas con interés, como el notable nivel obtenido en todas ellas. La clausura -jueves noche- vino con un monográfico Vivaldi, el gran músico del Barroco italiano. Un 'Magnificat' y un 'Gloria' formaban el programa que se interpretaba colocando el escenario en la capilla del Sagrado Corazón, delante del retablo asimismo barroco de madera dorada.
Muchos son los compositores que han puesto música al 'Magnificat', en especial durante el Renacimiento y Barroco. Vivaldi utiliza voces solistas y coro junto a la orquesta en pentagramas que van de la solemnidad a la alegría; com en el 'Gloria' repetidamente tratado en la música sinfónica y con orquesta. Se contó para el concierto con un excelente conjunto como el Coro Ars Cantica de Milán, bien ensamblado, pero que pedía más voces en los momentos de mayor potencia sonora.
Buen trabajo de la OFM, correctas las sopranos Tiziana Falco y Angela Nisi, por debajo de la cualificadísima contralto Anna Bessi. Como siempre, seguro y expresivo, el maestro Aldo Ceccato.
La novedad estuvo -no estaba en el programa- al ofrecerse la 'Introducción al Gloria' RV 642 de Vivaldi, que incluye diversas arias de soprano con cuerdas y órgano. El público, muy numeroso, congregado en la Catedral tributó muchos aplausos a todos los intervinientes en la jornada, que se prologó con el bis del 'Cum Sancto Spiritu' que cierra el 'Gloria' RV 589 de Vivaldi.
